Ferro e alimentazione

Il ferro è ampiamente diffuso negli alimenti di origine animale e vegetale, anche se per lo più in quantità minime. La carne di bovino adulto, vitello, suino e pollame, nonché il pesce e i frutti di mare contengono ferro. Le carni «rosse», così definite per il loro elevato contenuto di sangue, e le carni lavorate rappresentano la principale fonte di ferro nei paesi sviluppati. Tuttavia, per motivi medici il consumo di carne rossa non dovrebbe superare i 500 g alla settimana. Con un tenore di 30 mg di ferro per 100 g di alimento, il sanguinaccio si pone al primo posto fra i più comuni alimenti ricchi di ferro.

Quali alimenti vegetali contengono ferro?

Fra gli alimenti di origine vegetale contenenti ferro vanno annoverati i legumi, le verdure a foglia verde, la frutta a guscio, la frutta secca e i prodotti di cereali. Fra questi ultimi si distinguono in special modo la farina di soia (12 mg di ferro/100 g di alimento), la crusca di frumento (16 mg/100 g) e i semi di zucca (9,1 mg/100 g).

Che cosa influenza l’assorbimento del ferro?

Per quanto riguarda il ferro, oltre al tenore presente negli alimenti, esercita un ruolo importante anche la sua biodisponibilità, vale a dire la capacità con cui il nostro organismo lo riesce ad assimilare (assorbire) dai singoli alimenti. Nei prodotti di origine animale si trova soprattutto il ferro eme (Fe2+), che il corpo riesce ad assorbire dagli alimenti per il 15-35%. Il ferro vegetale (Fe3+) si differenzia da quello di origine animale, poiché può essere sfruttato dal nostro organismo solo in una percentuale del 5-12%. Se prendiamo in considerazione le comuni abitudini alimentari, il ferro eme costituisce solo un terzo del ferro totale introdotto con l’alimentazione, ma grazie alla sua elevata biodisponibilità rappresenta i due terzi del ferro assorbito dal corpo.

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Quali altri fattori influenzano l’assorbimento del ferro?

Anche altri fattori influenzano l’assimilazione di questo oligoelemento. In particolare, ne favoriscono l’assorbimento alcuni componenti specifici dell’alimentazione quali la vitamina C e determinate proteine dei crauti acidi o della salsa di soia. Un effetto inibente è stato invece dimostrato per i cosiddetti fitati (per esempio contenuti nei prodotti di cereali o nella farina bianca), i tannini (presenti nel tè e nel caffè) e il calcio (nel latte e nei prodotti caseari). Al fine di migliorare l’assorbimento del ferro dagli alimenti può quindi essere vantaggioso bere un bicchiere di succo d’arancia ai pasti, dopo i quali è preferibile lasciar trascorrere un certo tempo prima di prendere il caffè.